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ITINERARI

Iniziamo il nostro giro per Taurasi da Via Municipio, cuore della cittadina e diamo uno sguardo alla Chiesa del SS. Rosario, edificata nel 1582, per volere di Luigi IV Gesualdo; appartenne ai Domenicani e dal 1870 ai Frati Minori Riformati (Francescani), anno in cui fu incamerata dal Comune. Nel 1932 crollò all'improvviso e venne ricostruita nel 1943. Da vedere: la bellissima ed imponente "Madonna del Rosario" attribuita al Solario detto lo Zingaro (ma c'è che afferma che possa essere opera di Giovanni Balducci); "La Sacra Famiglia" di Giacinto Diano del 1797; "San Tommaso d'Aquino" di A. A. Michele Ricciardi; "San Vincenzo Ferrer" di Gaetano Bassi di Giffone del 1747; interessante il soffitto del coro decorato con stucchi raffigurante Carlo Gesualdo con strumenti musicali.
Usciti dalla chiesa entriamo nel vicino Convento dei PP. Domenicani, oggi sede della casa comunale, ed ammiriamo il chiostro cinquecentesco con colonne-pilastro in stile dorico con volte a crociera. Riprendiamo il cammino ed eccoci sotto la Porta Maggiore, affiancata da due torri semicircolari probabilmente longobarde, dove dei recenti restauri hanno riportato alla luce "l'arx de' Romani"; oltrepassiamola e siamo in Largo Duomo, nel Castello dove nonostante il tempo ed i molti rimaneggiamenti subiti, conserva ancora il fascino e l'atmosfera medioevale. Sulla destra vi è il Palazzo Marchionale, con l'austera mole del mastio, il cui esterno è costituito da ricorsi paralleli di conci regolari di travertino, provenienti forse da edifici di epoca romana.
L'attuale fabbrica ha le caratteristiche di palazzo rinascimentale ed ha l'impianto tipologico a corte, il cui vuoto è dato dal giardino; la facciata è molto articolata e vi si accede mediante un grande portale ad arco che porta in chiave lo stemma dei Gesualdo-D'Este; dal cortile, mediante una scala, si va ai piani superiori organizzati su due livelli, nel primo piano nobile si osserva un immenso salone, già adibito a corte di giustizia, con un camino; attigua è la cappella di San Pietro a Castello, con stucchi barocchi e un bellissimo altare in marmo marrone e oro.
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Nella stessa piazzetta c'è la Chiesa Collegiata di San Marciano Vescovo, patrono del paese. Il luogo di culto ha una storia più che millenaria ("Vuolsi che il Duomo... si erga sopra le rovine di un tempio pagano..." scrive lo Jannacchini"), distrutta dai Saraceni, riedificata e riconsacrata nel 1150. Semidistrutta dai terremoti e per l'usura del tempo, fu nuovamente rifatta di sana pianta in stile barocco nel 1745 e restaurata nuovamente nel 1950 ad opera del parroco don Luigi Liberto e nel 1991. La chiesa ha la facciata del tipo a capanna ed è preceduta da una breve scalinata che porta all'artistico portale in pietra sormontato da un frontone spezzato da una nicchia dove si osserva un affresco raffigurante il santo patrono di A. Froncillo; al di sopra vi è un finestrone rettangolare con vetri, ai lati varie lesene e decorazioni stuccate su tutto il rosone. L'interno ad unica navata, a volta affrescata da A. Barchiesi nel 1895, è sostenuta da colonne stuccate; alle pareti affreschi di C. D'Indio.
Inoltre vi sono sei arcate con altrettanti altari marmorei; di fronte all'entrata si apre l'abside che contiene l'altare maggiore, con la volta stuccata con i Quattro Evangelisti. Da vedere: la statua lignea di San Marciano Vescovo, opera di Giacomo Colombo del 1708; l'altare maggiore con marmi policromi dal bianco al rosa fino al giallo-oro, il tutto frutto di maestri di cesellatura e di colori; l'altare di Sant'Antonio da Padova, stupendo intreccio di vari tipi di marmi.
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Portiamoci ora in Largo Casale, dove si trova Palazzo De Angelis, del secolo XVIII e ristrutturato nella forma attuale nel 1868. Da vedere: il portale in pietra sormontato dallo stemma di famiglia e al piano terra le volte affrescate.
In Vico Campanile, troviamo, appunto il Campanile del secolo XII, restaurato nella parte superiore nel 1845; è in stile romanico a base quadrata.
In Vico Sole visitiamo il Palazzo Massa del secolo del secolo XVII, purtroppo deturpato in buona parte dopo il terremoto del 1980, anche se è stata costruita la torre munita di colombaia. Da vedere: il portale in pietra del 1777.
Nello stessi vico c'è il Palazzo Arena del secolo XVII, che dopo i notevoli rifacimenti subiti possiede ancora tutta la sua imponenza. Da vedere: il portale in pietra.
In Vico I° Capano, troviamo il Palazzo Capano del secolo XVII. Da vedere: il portale in pietra; le finestre ancora nella loro forma originale; l'alta torre quadrangolare modificata in colombaia.
In Vico Regina c'è Palazzo De Indaco del secolo XVIII, ma forse più antico. Da vedere: la torre cilindrica, probabilmente di origine longobarda, posta a difesa di Porta Piccola.
Lungo Viale Italia, che attraversa tutto il centro storico, troviamo Palazzo D'Ambrosio del secolo XVIII, uno dei pochi palazzi dotati di cortile interno. Un perfetto restauro, dopo il sisma dell''80, lo ha riportato all'antico splendore. Da vedere: il portale esterno. Annessa al palazzo è la cappella di San Giuseppe del 1751.
Alla fine della strada troviamo Palazzo Maffei, del secolo XVIII, che si compone di due corpi di fabbrica (già Santoli a destra e Maffei a sinistra). Da vedere: i portali in pietra esterni; all'interno le volte affrescate da stemmi di famiglia; nei sotterranei la cucina ed una macina per l'olio in pietra. I due rami di questo palazzo sono uniti a Porta Sant'Angelo (o Porta Piccola), di cui si ha notizia dal 1179: è dotata di finestre a "ventanas" di architettura spagnola.
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Usciti dal borgo medioevale, scendiamo Via Maffei e ci imbattiamo nella Chiesa dell'Immacolata Concezione: si presume che sia la continuazione della Chiesa di San Cataldo del secolo XII, che ha acquisito questa nuova denominazione nel 1590. Distrutta dal sisma del 1980 è stata riaperta al culto dopo il restauro del 1989. Da vedere: la "Crocifissione" di G. Pelosi del 1995 e la cripta della confraternita omonima. In questa chiesa si conserva il "Corpo" di San Benigno Martire, in Taurasi dal 1804.
Riprendiamo il giro e da Via Adone Zoli portiamoci in Piazza Plebiscito, dove troviamo il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, edificato nel 1969; in questa piazza si trova il Palazzo Ferri del secolo XVIII, il quale è stato costruito sullo stesso sito dove una volta si trovava "l'hospitale", che compare in un documento del 1275, divenuto successivamente un lazzaretto. Da vedere: il magnifico portale in pietra con reminiscenze spagnoleggianti.
Da via San Sebastiano, dove possiamo ammirare il portale di Palazzo Santoli del 1773, eccoci in Piazza San Rocco: vistiamo la Cappella dei SS. Rocco e Sebastiano, della seconda metà del secolo XIX, restaurata nel 1995. Sotto questo titolo sono attualmente raggruppate due antiche cappelle, quella di San Rocco del 1637 e quella di San Sebastiano. Da vedere: La stupenda "Madonna del Carmine" attribuita a Francesco Solimena.
Da Via San Rocco giungiamo in Piazza Padre Pio, dove vi è il Monumento al frate di Pietrelcina del 1998; qui c'è Palazzo Silano, esempio di architettura del "ventennio".
Ritornando in Via Municipio, terminiamo il nostro giro tra le bellezze architettoniche di Taurasi.

(Tratto da "Vademecum Taurasino - 1999, a cura di Elio Capobianco e Rinaldo De Angelis)

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