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LUOGHI DI INTERESSE STORICO E MONUMENTI
Campanile,
in vico Campanile.
Alto sui 20-25 m. è annesso alla chiesa di s. Marciano vesc. da
cui si accede. A base quadrata è in stile romanico.
Cronologia:
XII sec. Erezione;
XVIII sec. Dotato di un orologio ad una sola sfera;
1845. Restauro della parte superiore;
1962, 14 giugno. Dotata di una ulteriore campana dedicata al santo Patrono,
a devozione di d. Luigi Liberto per le fonderie Giustozzi di Trani (BA);
1991. Ulteriore restauro.

Cappella
del Crocifisso, in c/da Pisano.
Ad unica navata con tetto "a pagoda" ed è in stile moderna.
Cronologia:
1935. Eretta per volere del sig. Raffaele Giovino con l'aiuto dei taurasini
residente negli U.S.A.;
1943. Danneggiata gravemente dai bombardamenti americani;
1974. Abbattuta perché pericolante;
1976. Ricostruita ex-novo sul medesimo sito.
Da vedere:
Il Crocifisso, opera dello scultore C. Bruno, del 1936 e restaurato nel
1982.
La "Deposizione", in maiolica di Carlo Russo, del 1995.
Cappella
del Crocifisso, in via Fontana.
Ad unica navata con uno stile che si rifà al barocco, così
l'esterno dove l'ingresso è preceduto da finte colonne.
Cronologia:
1932. Eretta per volere del sig. Pasquale Caggiano e moglie;
1992. Restauro.
Da vedere:
Interamente affrescata.
Cappella
dei SS. Rocco e Sebastiano, in piazza S. Rocco.
A capanna semplice ed a unica navata.
Cronologia:
XIX sec., seconda metà. Costruzione;
1995. Totale restauro.
Da vedere:
All'esterno, affresco, in stile bizantino, raffigurante s. Rocco, opera
del rumeno C. Udroiu, del 1995.
All'interno, "Madonna del Carmine", olio su tela (200x150 cm.),
del XVIII sec. attribuita a Francesco Solimena.

Cappella
di S. Giuseppe, in vico S. Giuseppe.
Sul frontone si legge: AEDICVLA.S.IOSEPHI. Di piccolissime dimensioni
ed a unica navata.
Cronologia:
1751. Voluta da d. Pietro Uberti;
1804. Ne era beneficiario d. Nicola Uberti;
1991. Restauro.
[^ Sopra]
Chiesa
Collegiata di S. Marciano vescovo, in largo Duomo.
La chiesa ha la facciata del tipo a capanna ed è preceduta da una
breve scalinata (nove scalini) che porta all'artistico portale in pietra
sormontato da un frontone spezzato da una nicchia, dove si osserva un
affresco (del 1997) di A. Froncillo, raffigurante il s. Patrono, al di
sopra vi è un finestrone rettangolare con vetri variopinti, ai
lati varie lesene e decorazioni stuccate in stile barocco, sul tutto un
rosone.
L'interno ad unica navata, a volta affrescata, sostenuta da colonne stuccate
nelle quali la fa da padrone il barocco; alle pareti vi sono sei arcate
con altrettanti altari marmorei.
Di fronte all'entrata si apre l'abside, con la volta stuccata dai Quattro
Evangelisti.
E' comunemente detta "chiesa madre", nel senso di "prima",
di "più importante".
Cronologia:
VII sec. I Longobardi, divenuti cristiani, edificano la prima chiesa e
scrive lo Iannacchini: "Vuolsi che il Duomo ... si erga sopra
le rovine di un tempio pagano ...";
900-910. Viene distrutta dai Saraceni;
1150. La chiesa, essendo vescovo di Frigento Martino, viene riconsacrata
dopo la ricostruzione;
1260, novembre. Primo documento conosciuto dove viene citata la chiesa
in onore di s. Marciano;
1590. 18 marzo. La chiesa assume il titolo di "Collegiata";
1656. Dopo la peste, venuti degli ecclesiastici stranieri, benché
beneficiati di questa chiesa, riportano gli usi della stessa ma senza
indossare le insegne canonicali ;
1745. Ricostruita in stile barocco;
1747. D. Pietro Uberti fa costruire l'altare maggiore e nello stesso anno
d. Leonardo Casale, quello della Madonna del Carmine;
1748. D. Pietro Uberti fa costruire l'altare dedicato al Sacro Cuore di
Gesù;
1750. Dal 'catasto onciario': "Per rifazione di Fabbriche, per mantenimento
di detta Chiesa, giusta dette appuntamento annui ducati 50";
1758. Monsignor Benedetto Latilla, vescovo di Avellino e Frigento, nella
sua visita richiama in vigore gli antichi statuti e privilegi e riconcede
all'arciprete ed ai canonici addetti al servizio le insegne di dignità,
consistenti in cappa e rocchetto;
1796. D. Sebastiano de Rosa vescovo di Avellino e Frigento consacra l'altare
maggiore;
1816. Nella "Contribuzione Fondiaria", si legge: "Comune
di Taurasi - Chiesa Madre";
1826, 28 giugno. Scrive lo Zigarelli: "E così la collegiata
di che trattasi, per virtù ancora del Sovrano rescritto, presenta
quattordici canonici, sei maggiori, ed otto minori, e trà primi
vanno compresi l'arciprete ed il primicerio, dé quali, l'uno oltre
la prebenda, percepisce le rendite dell'antica badia di s. Pietro che
gli servono di congrua, e l'altro similmente quelle del tenue benefizio
sotto il titolo di s. Quirico";
1845. A causa delle intemperie la chiesa subisce gravi danni;
1852. L'arciprete d. Giuseppe de Angelis dona un'artistica balaustra;
1853. D. Vito Masiello fa rifare il pavimento;
1896. Grazie alla devozione di cento taurasini residenti all'estero è
dedicato un altare a Maria ss. Ausiliatrice, nello stesso anno il sindaco
ff. G. Massa ne dedica un altro a s. Antonio da Padova;
1930. Il pittore Ciriaco D'Indio, affresca le pareti raffigurando s. Maria
Goretti, s. Domenico, s. Francesco d'Assisi e s. Filippo Neri;
1948, 28 ottobre. D. Guido Bentivoglio vescovo di Avellino dedica l'altare
maggiore a s. Marciano vesc.;
1950. L'arciprete d. Luigi Liberto fa restaurare la chiesa;
1951. Dedicato un altare a s. Lucia grazie alla devozione della famiglia
Caprio;
1973, dicembre. La chiesa subisce notevoli danni da una eccezionale nevicata;
1981. Lavori di consolidamento a seguito del sisma del 23-11-1980;
1992. Ulteriori lavori;
1995. Consacrato dal vescovo di Avellino d. Antonio Forte, un nuovo altare
donato dal sindaco Antonio Guastaferro.
Da vedere:
L'altare maggiore del 1747.
La balaustra in marmo bianco, con gli stemmi della chiesa e della famiglia
de Angelis, con un cancelletto i ghisa (del 1895).
La bellissima statua lignea di s. Marciano vesc., opera pregevole di Giacomo
Colombo, del 1708.
[^ Sopra]

Chiesa
del SS. Rosario, in via Municipio.
La chiesa ha la facciata a capanna e presenta un bel portale in pietra
sormontato da una lunetta semicircolare dove all'interno si osserva un
dipinto su compensato di s. Domenico de Guzman opera di Antonio Froncillo
(del 1998), al di sopra un ampio finestrone rotondeggiante.
L'interno ad unica navata, adornata da colonne rinascimentali, commiste
a fregi barocchi raffiguranti angeli, papi e santi; alle pareti vi sono
sei altari marmorei, sormontati da altrettante tele. Sulla destra vi è
una piccola cappella dedicata a s. Domenico e dalla sagrestia, attraverso
una porta dipinta si accede al piano superiore.
E' unita al Convento dei pp. Domenicani, oggi sede municipale.
Una curiosità per quanto riguarda questa chiesa, essa è
chiamata dai taurasini: "Convento".
Cronologia:
1582. Dietro richiesta dei pp. Domenicani, con l'aiuto di facoltosi taurasini
e per volere di Luigi IV Gesualdo viene edificata questa chiesa dedicata
al ss. Rosario Beata Maria sempre Vergine;
1672. I Gonnella fanno costruire sull'altare maggiore una imponente cornice
in legno dorato per ospitare in modo degno la splendida opera di Giovanni
Balducci, dono dei Gesualdo;
1796, 17 maggio. A seguito di un terremoto e dopo i necessari restauri,
il vescovo di Avellino e Frigento D. Sebastiano de Rosa, consacra l'altare
maggiore;
1807. Nella "Contribuzione Fondiaria" si legge: "S. Domenico
= Monistero; stanze soprane nobili 9, ignobili 7, e undici sottani con
Chiostro, e cantina. Chiesa. Giardino diviso in due";
1808-1818. I Francesi sopprimono il Convento;
1856. Il Convento riaperto passa ai Frati Minori Riformati, dell'Ordine
Francescano;
1870. La chiesa con tutti gli annessi viene incamerata dal Comune;
1919. Ai lati della scalinata di accesso viene creato il c.d. "Parco
della Rimembranza", dove vengono sepolti i Caduti della Prima Guerra
Mondiale;
1932. Crollo improvviso della volta affrescata;
1942. Ricostruzione;
1956. La chiesa viene abbellita con il pavimento e il cassettone grazie
al contributo dei taurasini emigrati negli U.S.A.;
1970. Restauro (?);
1981. Dopo il sisma dell'80 vengono effettuati ulteriori lavori di restauro,
comunque i danni subiti sono pochi fortunatamente.
Da vedere:
L'acquasantiera in marmo rosa del XVI sec.
Sull'altare maggiore, "Madonna del Rosario con Gesù Bambino
tra i santi Domenico, Caterina da Siena, Tommaso d'Aquino e Pietro martire,
tutti dell'Ordine Domenicano; al di sotto la famiglia Gesualdo. Il tutto
contornato da 15 piccoli quadretti della Passione di Ns. Signore",
olio su tela (265x197 cm), di Giovanni Balducci, fine sec. XVI.
"S. Vincenzo Ferrer", olio su tela (127x93 cm.), di Gaetano
Basso di Giffoni, del 1794.
"Santa Rosa da Lima", olio su tela (147x90 cm.), autore ignoto,
sec. XVIII.
"S. Tommaso d'Aquino", olio su tela (146x90 cm.), di Michele
Ricciardi, sec. XVIII.
"S. Nicola salva il fanciullo Coppiere", olio su tela (148x87
cm.), di Giacinto Diano, del 1794.
"S. Michele Arcangelo", olio su tela (146x92 cm.), di Michele
Ricciardi, sec. XVIII.
"Sacra Famiglia", olio su tela (148x91 cm.), di Giacinto Diano,
del 1797.
Nella cappella di s. Domenico, parte dell'originario pavimento maiolicato,
del sec. XVI.
Nel Convento dei pp. Domenicani, il chiostro con colonne pilastro in stile
dorico con volte a crociera, del sec. XVI.


[^ Sopra]
IL VOLTO
DI CARLO GESUALDO
Nella chiesa del ss. Rosario, in Taurasi, vi è uno stucco che si
trova sulla porzione di soffitto posto al di sopra dell'organo. Sappiamo
che un tempo, nella sopra nominata chiesa, esistevano molte altre opere
d'arte composte mediante lo stucco.
Nel 1932, però, crollò una parte della volta, il che comportò
la perdita di tutti gli stucchi tardo cinquecenteschi. Due benefattori
e, cioè, i signori Tommaso Camuso fu Benigno e Michele Santosuosso
fu Alessandro, in parte con il proprio denaro e in parte mediante colletta,
fecero ricostruire un soffitto a volta, privo però di opere d'arte.
Sopravvisse al crollo soltanto lo stucco di cui parleremo.
Si tratta di un bellissimo bozzetto che rappresenta i monaci seduti dietro
l'organo, che, con tale strumento, accompagnano un solista che suona l'arpa
con volto ispirato. E' probabile che questo personaggio rappresenti re
Davide, profeta del Dio Altissimo ed autore dei Salmi.
Questi infatti venivano, ai tempi di Davide cantati con l'accompagnamento
di strumenti a corde. Il volto del re è quello di don Carlo Gesualdo,
principe di Venosa e signore di Taurasi. L'artista ignoto volle, per adulazione,
rappresentare il volto del feudatario locale. Tuttavia, le movenze del
cantore, lo strumento musicale adoperato ci fanno comprendere che l'autore
ha voluto mostrarci il profeta Davide nel mentre con i suoi Salmi canta
le lodi del Signore insieme con i monaci di s. Domenico. Infatti il volto
di Carlo Gesualdo (che ricordiamo era nato in Taurasi l'8 marzo 1566,
da Fabrizio e Geronima Borromeo, questa notizia si ricava da alcune lettere
della madre e dalla relazione che Pietro Pusterla, messo di s. Carlo,
invia a quest'ultimo da Roma il 30 marzo 1566; questi documenti sono conservati
presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano), è sormontato da una
corona di tipo antico; al suo lato si nota uno scettro regale sospeso
nell'aria; il personaggio, infine, è avvolto in vesti che non possono
essere assolutamente considerate cinquecentesche; in più egli suona
trovandosi ben al di sopra dei monaci organisti.
L'autore ha voluto farci comprendere che la figura di Davide era rappresentata
dal volto di Carlo Gesualdo da un particolare che poche persone notano.
Dal collo del profeta pende una decorazione che soltanto il Gesualdo poteva
portare e che non esisteva certamente al tempo di Davide.
Per tutti il resto non vi è dubbio che l'artista abbia voluto rappresentarci
il coro degli angeli che dall'alto dei cieli, accompagnano le melodie
che Davide con la sua cetra ispira agli organisti. Un tamburo giace ai
piedi del re. Tutto questo sta a significare che i monaci suonavano e
cantavano i Salmi di Davide, leggendo la musica del leggìo che
è posto di fronte ai loro occhi.
Il profeta si trova molto più in alto, ed ispira la loro musica
la cetra, fatta a forma di arpa, nonché mediante il tamburo all'uso
ebraico.
Il coro degli angeli si compiace di tutto questo e si unisce al coro terreno
trasformandolo nell'eterno coro celeste che canta ininterrottamente le
lodi di Dio.
Al centro dello stucco esiste una cornice, che racchiude uno spazio bianco,
sul quale, un tempo, dovevano certamente essere riportate delle frasi
tratte dalla Bibbia.
Oggi non si può leggere nulla perché il tutto è stato
ricoperto da altro materiale durante gli ultimi restauri. Forse ai raggi
x potrebbe apparire l'antica scrittura, ma è impossibile seguire
un tale esame all'altezza in cui si trova l'opera d'arte.
Giuseppe Tranfaglia
[^ Sopra]
Chiesa
dell'Immacolata Concezione, in largo dell'Immacolata Concezione.
La chiesa ha la facciata a capanna e presenta su di essa dei motivi ornamentali
molto semplici ma ben curati, sovrastante il portale in pietra si osserva
l'immagine dell'Immacolata in ceramica arianese (del 1990).
L'interno ad unica navata è in aspetto moderno. Sulla sinistra
si apre una piccola cappella dedicata a s. Giuseppe.
L'esterno è chiuso da un cancello.
Una curiosità questa chiesa è chiamata dai taurasini, "Oratorio".
Cronologia:
1590. Fine della costruzione della chiesa, che comunque si presume sia
la continuazione di quella di s. Cataldo, del sec. XII;
1673-1678. Il vescovo di Avellino e Frigento D. Carlo Pellegrino consacra
l'altare maggiore;
Inizio sec. XVIII. Il Bergamo affresca la chiesa;
1892. Viene costruito l'altare dedicato a s. Giuseppe, donato dal priore
Marciano Di Nosse;
1902. La chiesa su progetto del Barchiesi viene ritoccata;
1924. E' dotata di uscita secondaria;
1953. Gli affreschi sono ritoccati dal pittore Ciriaco D'Indio;
1956. Restauro;
1980, 23 novembre. Il terribile sisma distrugge questo sacro edificio.
Si ebbero il crollo del soffitto e dell'abside, andarono perduti il coro
ligneo del sec. XVIII e gli affreschi laterali;
1989, 23 novembre. Dopo la ricostruzione viene riaperta alla devozione
popolare con la benedizione del vescovo di Avellino D. Gerardo Pierro
e grazie alla fattiva opera di D. Gerardo Antonellis.
Da vedere:
"Natività", olio su tela (200x270 cm.), di Giuseppe Pelosi,
del 1992.
"Crocifissione", olio su tela (200x270 cm.), di Giuseppe Pelosi,
del 1995.
"Vita di Gesù", olio su tela (200x270 cm.), di Giuseppe
Pelosi, del 1997.
"Pentecoste", olio su tela (200x270 cm.), di Giuseppe Pelosi,
del 1999.
Al di sotto del pavimento, la cripta della Confraternita dell'Immacolata
Concezione.
In questa chiesa si conserva il "Corpo" di s. Benigno martire,
in Taurasi dal 1804.
[^ Sopra]
Palazzo
Marchionale, in largo Duomo, 2.
L'attuale edificio ha le caratteristiche di palazzo rinascimentale, anche
se basa le sue fondamenta sulla primitiva "arx de' Romani".
La facciata è molto articolata, a sinistra si osserva il mastio
(a pianta quadrata) il cui esterno è costituito da ricorsi paralleli
di conci regolari nel basamento con ammorstaure angolari in blocchi squadrati
di travertino, provenienti con molta probabilità da edifici di
epoca romana, invece la parte superiore non è databile e presenta
pietre di calcare tagliate con molta irregolarità e messe in opera
con strati spessi di malta, si notano inoltre una feritoia e due piccole
finestre rettangolari incorniciate da parallelepipedi di travertino.
L'ala del palazzo a S è stata aggiunta successivamente.
Mediante un grande portale d'ingresso ad arco che porta in chiave lo stemma
dei Gesualdo-Este, si accede al giardino, con un impianto tipologico a
corte. Dal cortile mediante una scalea si sale ai piani superiori organizzati
su due livelli; nel primo piano nobile si osserva un immenso salone, già
adibito a "Corte di giustizia", con un camino; attigua è
la cappella di s. Pietro a Castello. Vi sono inoltre altre stanze, sicuramente
adibite una volta a sala d'armi, di studio e da ballo; altre sale interne
si possono vedere al secondo piano, forse stanze private dei feudatari.
Come curiosità, questo palazzo è chiamato dai taurasini:
"Castello".
Cronologia:
Sec. VII d.C. I Longobardi posano le prime pietre di questo palazzo;
Sec. XII. Viene ampliato dai Normanni per poter ospitare la famiglia del
feudatario, nel contempo viene rinforzato con l'aggiunta del mastio;
1461. Feudatario Giacomo Caracciolo, il palazzo viene bombardato e saccheggiato
dai soldati aragonesi capitanati dal re Ferdinando I;
1577. I Gesualdo hanno lo "... Jus Padronato di S. Pietro nel
Castello sito nella Terra di Taurasi ...";
1586. Il principe Carlo Gesualdo trova il palazzo in pietose condizioni
e lo fa ristrutturare;
1726. I Latilla fanno aggiungere nuovi corpi di fabbrica;
... " ... Benefizio: di s. Pietro a Castello, di padronato
del marchese Latilla";
1796. Subisce gravi danni dal terremoto;
1807. Nella "Contribuzione Finanziaria" si legge: "casa
di undici soprani, undici sottani con cortile coverto e scoperto e cantina
sottoposta. Giardino murato";
1820. Il palazzo viene acquistato dai Carigliota d'Aulisio. Per via matrimoniale
passa successivamente ai Nobile;
1926, 20 febbraio. In un documento si legge: "... Che il frammento
della antica Arx dei Romani e del Castello trasformato in abitazioni private,
... siti nel Comune di Taurasi (Avellino) hanno importante interesse
archeologico e sono sottoposti alle disposizioni contenute ...";
1981. A seguito del rovinoso sisma del novembre 1980, il palazzo viene
ingabbiato da tubi di ferro e viene restaurato ed è sottoposto
a vincolo ai sensi della L. 1089/39 dalla Sovrintendenza ai B.A.A.S. di
Avellino e Salerno;
2001. Si attende il definitivo restauro.
Da vedere:
Nel mastio, la bellissima scalinata elicoidale in pietra di finissima
fattura.
La cappella di s. Pietro a Castello, con la volta finemente lavorata con
stucchi barocchi e l'altare in marmo marrone-oro.
In via Belvedere, ciò che resta del muro di cinta, che originariamente
circondava l'intero perimetro del castello.
[^ Sopra]
Palazzo
de Angelis, in largo Casale, 2.
Costruito in pietra locale e malta idraulica, possiede soffitti a volta
a botte e a crociera al piano terra, mentre al primo piano i soffitti
sono lineari con copertura in legno e con embrici.
Cronologia:
Sec. XIII. L'originaria costruzione risale a questo periodo, anche se
le sue fondamenta sono molto più antiche. Insieme alle altre costruzioni
confinanti con le torri d'ingresso della porta Maggiore formava il prosieguo
dell'attuale palazzo Marchionale;
1750. Dal "catasto conciario": "L'intero casamento sito
nella Porta Maggiore è composto di Sei Soprani, un basso per uso
di Magazzino di due stanze unite, un altro basso soprapposto al fosso
per uso di cantina in due stanze unite e la cantina sottoposta; ...
La Casa Palazziata sita nel Vico Casale è composta di Nove Soprani,
Nove sottani con basso di Cantina ed è confinata con Saverio Lanzillo,
Michele Camuso alias Vorrescolo e Don Giuseppe de Angelis (Arciprete)
...";
Seconda metà sec. XVIII. Acquistato dai de Angelis;
1868. Ristrutturato nella forma attuale. Anche se in origine doveva essere
a tre piani, come si può notare dal soffitto che è stato
ribassato o forse munito di torre.
Da vedere:
Il portale in pietra lavorata da artigiani locali con lo stemma dei de
Angelis;
Al piano terra, la volta affrescata;
Al primo piano, alcuni dipinti su tela del sec. XIX, tra cui una "Immacolata
Concezione".
[^ Sopra]
Palazzo
Vaschi, in vico Vaschi, 1.
Cronologia:
Sec. XVI. Appartenente ai de Curtis;
... Passa ai Vaschi;
... Oggi di proprietà di varie famiglie;
1980. Subisce gravi danni dal sisma, viene abbattuto l'intero piano superiore,
compresa una torre.
Da vedere:
La scalinata esterna.
Palazzo
Guerritore, vico Vaschi, 8.
Cronologia:
Sec. XVII. Costruito dai Guerritore;
1750. Dal "catasto conciario": " Casa Palazziata di più
membri nel luogo detto li Vaschi, giusta li beni di Bartolomeo Casale
e Via Pubblica";
... Viene acquistato dai D'Isola;
1980. Gravi danni subiti dal sisma, con l'abbattimento di una torre e
la perdita delle annesse finestrelle in stile romanico e dell'artistico
portale in pietra.
[^ Sopra]
Palazzo
Paladino, in vico Campanile, 17.
Cronologia.
Sec. XVII. Costruzione ad opera dei Paladino;
1750. Dal "catasto conciario": "Casa Palazziata di membri
superiori ed inferiori, con cortile coverto e scoperto, nel luogo detto
la Piazza, con la sala di detta Casa superiore alla Chiesa Collegiata";
Sec. XIX, metà. Passa a diverse famiglie tra cui i Picariello e
Iarrobino.
Da vedere:
Il portale interno, in pietra con in chiave lo stemma dei Paladino, oggi
parzialmente inglobato in un nuovo fabbricato.
Palazzo
Capano, in vico I Capano, 10.
Esso ha mantenuto intatto, ad eccezione di poche e lievi modifiche la
sua antica struttura che ci è testimoniata dal portale d'ingresso
e dalle finestre giunte fino a noi miracolosamente intatte.
Cronologia:
Sec. XIV. Costruzione;
Sec. XVII. Passa ai Capano;
Sec. XIX, inizio. Divenuto di proprietà dei degli Uberti;
Sec. XIX, fine. Passa a diverse famiglie.
Da vedere:
Il portale in pietra finemente lavorato;
Le finestre trecentesche;
La torre quadrangolare modificata in colombaia.
[^ Sopra]
Palazzo
Limatola, in vico I Capano, 20.
Cronologia:
Sec. XVIII. Costruzione ad opera dei Limatola;
1750. Dal "catasto onciario", "Casa Palazziata di più
membri superiori, ed inferiori, con cisterna, orto di misura una e due
terzi, con mura franche, ed un altro divisorio compreso anche lo ius di
alzare sopra la casa confinante a detta Casa Palazziata, nel vicolo dicesi
di Capano, confinante colla Casa dei Signori Capano ed altri";
1806, 16 gennaio. Acquistato da Gabriele de Angelis, dagli eredi di Bernardo
Limatola, per notaio Saverio Inglese;
... Oggi di proprietà dei Latorella.
Palazzo
d'Indico, in vico Regina.
Cronologia:
Sec. XII. Probabile costruzione;
Sec. XVI. Passa ai d'Indico;
... Oggi è diviso tra varie famiglie.
Da vedere:
La torre cilindrica, perfettamente conservata nel suo stile originario,
posta a difesa della porta Piccola.
Palazzo
d'Arena, in vico Sole, 4.
Nonostante i molti rifacimenti possiede ancora tutta la sua imponenza
dell'antica costruzione.
Cronologia:
Sec. XVII. Costruzione ad opera dei d'Arena;
Sec. XIX. L'ultimo discendente di questa famiglia, il sacerdote d. Michelangelo
d'Arena, lo vendette parzialmente ai Piscopo;
... Attualmente appartiene a varie famiglie.
Da vedere:
Il portale in pietra, con motivi floreali.
[^ Sopra]
Palazzo
Massa, in vico Sole, 12.
Cronologia:
Sec. XVI. Probabile costruzione;
... Passa ai Massa;
1840. Divenne di proprietà di Gioacchino de Angelis, notaio, che
qui stabilisce il suo studio notarile;
1930. Passa a diverse famiglie;
1991. Viene restaurato dopo il sisma dell'80, con la ricostruzione dell'antica
torre colombaia;
... Oggi appartiene ai Iannaco.
Da vedere:
Il portale in pietra con sovra impressa la scritta M. MSSA 1777.
Palazzo
D'Ambrosio, in via Italia, 23.
Interessante per il piccolo cortile interno. Un restauro perfetto lo ha
riportato all'antico splendore.
Cronologia:
Sec. XVIII. Costruito dai degli Uberti;
1750. Dal "catasto onciario": "Casa Palazziata di membri
18 con Cappella in essa eretta sotto il titolo di San Giuseppe";
Sec. XIX, seconda metà. Divenuto di proprietà di Gioacchino
de Angelis;
Forse 1893. Passa ai Fierro;
... Oggi di proprietà dei D'Ambrosio.
Da vedere:
Il portale in pietra.
[^ Sopra]
Palazzo
Maffei, in via Italia, 36.
Esso è costituito da un insieme di abitazioni contigue che hanno
costituito il palazzo Maffei (a sinistra) e palazzo Santoli (a destra),
uniti dalla porta sant'Angelo, dotata di finestre a "ventanas"
(queste tipiche di abitazioni spagnole).
L'attuale palazzo si compone di cinque corpi di fabbrica sovrapposti e
giustapposti, le fondamenta sono formate da grandi archi a volta terminanti
a punta; possiede un cortile interno.
Sulla parte esterna posta a sinistra della porta sant'Angelo, su di una
piccola base di marmo, vi è una elegante poesia di Domenico Maffei
del 1890, "HUC SOL SPLENDENS AMPLUS HORIZON ET LARGIOR AETER"
(= "Qui il Sole splende nel vasto orizzonte e l'aria è più
respirabile").
Cronologia:
Sec. XIII. Probabile costruzione, diviso tra varie famiglie;
Sec. XVIII, seconda metà. L'ala destra passa ai Santoli;
Sec. XIX. Viene acquistato dai Montorio;
1854. Passa ai Maffei;
1870. Costruzione di un ulteriore corpo di fabbrica avanzato che, partendo
dall'orlo del burrone, ha ampliato i magazzini sotto il palazzo;
1896. Creazione di una terrazza;
... Alcune porzioni dell'ala sinistra del palazzo vengono alienate;
1991. Restauro.
Da vedere:
All'esterno, i portali in pietra.
All'interno, le volte affrescate ed una interessante "Pietà".
La cucina ed una macina in pietra per l'olio nei sotterranei.
[^ Sopra]
Palazzo
Ferri, piazza Plebiscito.
E' sito sullo stesso luogo dove una volta vi era l'antico Ospedale, di
cui si hanno notizie già nel sec. XIII, divenuto lazzaretto durante
la peste del 1656.
Cronologia:
Sec. XVIII. Probabile costruzione voluta dai Fierro (divenuti poi Ferri);
1981. Restauro.
Da vedere:
Il portale in pietra con reminescenze spagnoleggianti.
Palazzo
Santoli, via S. Sebastiano.
Cronologia:
Sec. XVIII, prima metà. Costruito dai de Angelis;
1773. Passa ai Santoli;
1883. Viene aggiunto un secondo corpo di fabbrica;
1980, 23 novembre. Gravissimi danni subiti dal sisma.
Da vedere:
Il portale in pietra.
Palazzo
Silano, piazza Padre Pio.
Un bel esempio di palazzo dallo stile architettonico del "ventennio"
fascista.
Cronologia:
Sec. XX, prima metà. Costruzione voluta dai Silano.
Da vedere:
L'esterno.
[^ Sopra]
Palazzo
degli Uberti (o villa Maria), via A. Moro.
Elegante abitazione rurale. Caratteristico "casino" dalla presenza
di un grosso corpo centrale ad un solo piano, con aggiunte successive.
Al piano terra è, o meglio era, situato il rustico mentre l'abitazione
è al primo piano.
Interessante la presenza della torre colombaia centrale (anche se di recente
modificata).
Cronologia:
1741. Costruito dai Capano;
... Passa ai degli Uberti;
1991. Restauro.
Da vedere:
All'esterno, il portale in pietra con leoni scolpiti alla base.
All'interno, le volte affrescate.
Adiacente l'interessante giardino, ricco di alberi secolari.
Porta
Maggiore
E' la porta che nei secoli passati si apriva nella cinta muraria del castello.
Attualmente si possono vedere i due torrioni cilindrici fra cui è
incorporata la grande porta ad arco, in travertino, retta da due pilastri
su piedistalli.
Cronologia:
Sec. VII. Costruita dai longobardi, su ruderi romani;
Sec. XII. Prime notizie sicure;
1933. Dotato di orologio, regalato da Giuseppe Di Pesa;
1969. Restauro (?);
1997. Durante i lavori di un nuovo restauro, che ha riportato all'antico
questo monumento, è venuto alla luce un tratto delle mura romane.

[^ Sopra]
Porta
Sant'Angelo
Costituiva l'ingresso al castello per chi proveniva dalla valle del fiume
Calore. Ha mantenuto intatta l'originario stile ad arco in pietra.
Cronologia:
Sec. VII. Costruita dai longobardi;
1179, novembre. Primo documento conosciuto in cui viene citata la porta;
1854. E' concessa ai Maffei.
 [^ Sopra]
LUOGHI NATURALISTICI
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